Léo Ferré è furioso e indignato per un giornalista di Le Canard enchaîné.

"Da monegasco, non capisco perché mi stiate usando come capro espiatorio."

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Léo Ferré (1916.1993)

Lettera dettata alla moglie Madeleine Rabereau e indirizzata a Pierre Châtelain-Tailhade, detto Clément Ledoux, giornalista del quotidiano Le Canard Enchaîné.

Una pagina, formato quarto. Lievi imperfezioni ai margini

Nizza. 21 gennaio 1959

 

"Da monegasco, non capisco perché mi stiate usando come capro espiatorio."

Léo Ferré è furioso con il di Canard enchaîné Clément Ledoux (che Ferré ribattezza per l'occasione "Clément Lamer") a seguito dei continui attacchi che quest'ultimo gli ha rivolto sulle pagine del giornale satirico.

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Caro Clément Lamer, da monegasco, non capisco perché mi abbia scelto come capro espiatorio. Forse il mio aspetto non la induce alla clemenza, a differenza di altri artisti che lei stima? Che crimine, davvero, voler comporre ispirandosi a ! Lully 

Ma non presume forse di essere spiritoso anche lei, seguendo le orme di Rochefort e Allais, scrivendo opuscoli (seppur con cautela) ispirandosi a Daudet e Galtier-Boissière, e scrivendo dopo Gide, Malraux e tanti altri? Quindi, saluti. Leo Ferré. 

 

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Nel 1975, ospite d'onore del programma Grand échiquier di Jacques Chancel, Ferré si lamentò nuovamente dell'odio e delle molestie subite dal giornalista di Le Canard enchaîné.

Clément Ledoux è lo pseudonimo del giornalista Pierre Châtelain-Tailhade (1904-1977), che collaborò con il giornale dal 1931 fino alla sua morte nel 1977. Alla sua scomparsa, nel marzo del 1977, Châtelain-Tailhade fu presentato come l'ultimo membro attivo della redazione ad aver conosciuto Maurice Maréchal, il fondatore del giornale satirico.

 

 

 

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