[Affare Dreyfus] – Émile Zola messo alla prova in prigione. Marzo 1898.

"Devo andare in prigione perché quest'abominazione sia completa."

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[Il caso Dreyfus] – Émile ZOLA (1840.1902)

Biglietto da visita autografato e dedicato a Georges Charpentier.

Una pagina in -16° (6,20 x 10,50 cm).

[Parigi, marzo 1898]

 

"Devo andare in prigione perché quest'abominazione sia completa."

La tenacia di uno scrittore impegnato con il Capitano Dreyfus: dopo la prima udienza del suo processo e la condanna a un anno di prigione, Émile Zola confidò al suo amico ed editore la sua grande calma e la forza della sua determinazione nonostante la reclusione che gli era stata promessa.

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“Grazie per la gentile lettera, vecchio amico. Qui niente di nuovo, le cose continuano come al solito e alla fine si calmeranno un po', a meno di nuove catastrofi. Credo che sarò a Sainte-Pélagie verso l'inizio di aprile, e sarà meglio così, perché non posso tornare a lavorare a casa in mezzo al caos. Poi dovrei andare in prigione, per completare l'abominio. Per il resto, sto molto bene e sono abbastanza tranquillo. Mia moglie è un po' stanca, ma molto coraggiosa. Alla prossima. Un caloroso saluto a Georgette e a suo marito, e con grande affetto a tutti voi. Émile Zola.”

 

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“J’accuse…!” Il 13 gennaio 1898, L’Aurore pubblicò la famosa lettera di Zola al Presidente della Repubblica, Félix Faure. Zola era perfettamente consapevole di poter essere perseguito per diffamazione: “Mi espongo volontariamente. Che osino portarmi davanti alla Corte d’Assise e che l’inchiesta si svolga alla luce del sole!” Punto di svolta nell’Affare Dreyfus, il “ J’accuse…!” portò lo scrittore in tribunale.

Il processo si aprì dinanzi alla Corte d'Assise della Senna il 7 febbraio 1898. Difeso da Fernand Labori, Zola fu condannato alla pena massima: un anno di reclusione e una multa di 3.000 franchi. In seguito al ricorso in Cassazione presentato nel luglio del 1898, Zola scelse l'esilio a Londra per sfuggire alla sentenza.

 

 

 

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