Jean Cocteau (1889.1963)
Manoscritto autografo firmato – Ricordi di teatro.
Cinque pagine, grande quarto. Senza luogo né data.
Piccolo collage di carta sotto la firma.
Una splendida prima bozza del manoscritto di Cocteau, in cui l'autore rievoca con distacco gli scandali, le critiche e le altre assurdità scaturite dal suo lavoro teatrale. Si sofferma a lungo sull'ostilità suscitata nel 1917 dal suo balletto Parade e sui suoi amici che collaborarono alla sua realizzazione: Guillaume Apollinaire, Pablo Picasso ed Erik Satie.
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Ricordi teatrali.
La cosa terribile è che ho già i ricordi teatrali che mi chiedono di riportare. Ma state tranquilli. Non potrei mai riportare le parole degli attori, dato che quasi sempre li faccio indossare maschere e costumi che mi impediscono immediatamente di comunicare con loro. Quindi do ordini come un capitano di sottomarino in mezzo a dei sommozzatori nelle profondità marine.
I ricordi teatrali che più mi colpiscono sono quelli degli scandali. Per esempio, mi verrà sempre in mente l'intervallo di "Parade" al Châtelet. Anche gli scandali, del resto, sono in aumento. scandalo di "Parade" fu più terribile di quello de "La sagra della primavera" scandaloHernani sia stato piuttosto minore. Domani useranno gli esplosivi.
Guillaume Apollinaire era stato così gentile da scrivere la prefazione a " Parade" nel programma di sala.Il titolo di questo brano introduceva il termine "Esprit-Nouveau" (Spirito Nuovo), che sarebbe poi diventato di gran moda. Apollinaire fece anche di meglio. Grazie alla sua uniforme e a un infortunio che lo costrinse a indossare una specie di diadema di cuoio sulla testa, mi salvò da un pericolo ridicolo. Stavamo uscendo insieme dalle quinte dopo lo spettacolo che il pubblico aveva appena messo in scena in sala e stavamo per andare al palco dove Picasso ci aspettava, quando una cantante, Madame M., una vera Gorgone, mi riconobbe, gridò: "Eccone uno!" (uno degli autori), aizzando la folla, e minacciò di cavarmi gli occhi con lo spillone del cappello se Apollinaire non fosse intervenuto e se il marito della pazza non le avesse tirato giù le gonne. Il pover'uomo mi lanciò un'occhiata d'intesa che diceva: sono irresponsabili.
Durante quello stesso intervallo, Picasso, Satie ed io udimmo un'osservazione rinfrescante, capace di ridare vigore a chiunque avesse vacillato. Ma, lo giuro, lo scandalo non gonfiò il nostro orgoglio né ci demoralizzò minimamente. Un signore disse a un altro: "Se avessi saputo che era una sciocchezza, avrei portato i bambini". Quel signore dell'orchestra ci stava rivolgendo un complimento quanto mai discreto.
Una sera, uscendo dal teatro di Jacques Hébertot dopo aver visto "Le nozze sulla Torre Eiffel", Raymond Radiguet sentì una signora dire alla sua accompagnatrice: "Mia cara, non oso chiederle scusa per stasera" e l'accompagnatrice, molto educata, rispondere: "Lasci stare, non si arrabbi, ci fa sempre piacere vedere fin dove può arrivare la stupidità umana". In effetti.
Un'altra sera, mi ero precipitato nel palco di un amico per assistere a un cambio di scena durante l'ultima rappresentazione di "Gli sposi novelli"(cosa che faccio raramente, dato che seguo sempre gli spettacoli come se fossero la prima, un'attenzione che i registi scambiano per la febbre da principiante). Dopo lo spettacolo, un amico, dopo aver indicato, piuttosto ad alta voce, una giovane donna molto elegante e graziosa che si stava mettendo la pelliccia nel palco accanto, si è sporto nel nostro per fischiare in faccia. Una sorta di affascinante rabbia l'ha soffocata, impedendole di fischiare e lasciandola solo con le lacrime. Ho dovuto calmarla e dirle che non doveva assolutamente agitarsi così tanto.
Racconto anche il divertente aneddoto di una spettatrice che si lamentava del fatto che gli attori di "Les Mariés" ( Gli sposi novelli) non riuscissero a farsi sentire bene sopra la ribalta. Dato che la lamentela più ovvia era che la loro voce fosse troppo alta, a causa delle maschere, dei costumi e dei megafoni, le ho chiesto il perché. "Beh", ha risposto, " amo così tanto il soffitto di Maurice Denis che adorna il teatro che prendo sempre i posti più in alto, il che mi impedisce di vedere e sentire bene quello che succede sul palco".
Questi aneddoti sono innumerevoli e fornirebbero a Gavarni mille leggende. Tralascerò le storie classiche. Ad esempio, il portiere del Théâtre des Champs-Élysées, dove Quo Vadis e Le Bœuf sur le toit venivano rappresentati su due piani, al quale mi lamentai del furto di scarpe, gridando: "Sono sempre quei teppisti cristiani che si prendono tutto quello che trovano!". E poi c'è la bella storia dei cristiani che, come disse il domatore di leoni, "spaventano i leoni e impediscono loro di ruggire".
Concluderò con un'osservazione di Madame Rasimi, direttrice del Bataclan, un'osservazione che dipinge coppie abbracciate ed estatiche meglio di qualsiasi dipinto di genere. Quando le ho chiesto perché il suo pubblico applaudisse così poco le scene di rivista rappresentate trecento volte di seguito, mi ha risposto: "È perché non hanno le mani libere". Jean Cocteau.