André Breton – “Il romanziere maledetto. Georges Darien”

Manoscritto autografo firmato – “ Il romanziere maledetto. Georges Darien 

Uno straordinario manoscritto, una prima bozza, in lode dello scrittore anarchico.

"L'opera di Darien è l'attacco più vigoroso che io conosca contro l'ipocrisia, l'impostura, la stupidità e la codardia.". »

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André Breton (1896.1966).

Manoscritto autografo firmato – “ Il romanziere maledetto. Georges Darien 

Una pagina in -4°. Parigi. 7 maggio 1951 (sic per 1955).

"L'opera di Darien è l'attacco più vigoroso che io conosca contro l'ipocrisia, l'impostura, la stupidità e la codardia.". »

Un manoscritto straordinario – una prima bozza – in lode dello scrittore anarchico. Questo testo di Breton apparve su Arts nel maggio del 1955. Fu poi ristampato come prefazione all'edizione Juilliard de Il ladro nel 1964, e successivamente su Perspective cavalière nel 1970.

Georges Darien, il romanziere maledetto: sebbene l'autore de Il ladro e La bella Francia abbia riconquistato una relativa notorietà ai nostri giorni, grazie soprattutto alla sua comprovata influenza su Céline, è rimasto nel purgatorio della posterità per oltre cinquant'anni.

Breton gli rende qui un forte omaggio, riportando di sfuggita l'appoggio di A. Jarry.

 

IL ROMANZIERE MALEDETTO / GEORGES DARIEN (1862-1921)

È imperdonabile e sorprendente che l'approvazione di Jarry, tra coloro che sanno quanto fosse un infallibile rilevatore dei valori moderni, abbia non molto tempo fa riportato Il ladro alla luce Fu alla mostra dedicata a Jarry, organizzata dal Collegio di Patafisica presso la libreria Jean Loize (maggio-giugno 1953), che l'opera, in una rarissima copia dell'originale, trovò la sua collocazione fisica nel posto che il poeta le aveva assegnato (Gestes et Opinions du Dr Faustroll), ovvero il sesto tra i ventisette libri da lui prediletti. Oggetto di una breve ma elogiativa voce nel catalogo, fu affiancata da una raccolta degli undici numeri de L'Escarmouche, una rivista scritta, a quanto pare, interamente da Darien e illustrata da Lautrec, Bonnard, Hermann Paul e Vallotton, pubblicata dal novembre 1893 al marzo 1894. Iniziò così un'opera di riparazione. Un'opera di riparazione che non potrà che rivelarsi brillante. La nostra epoca è incomparabilmente più preparata ad accogliere Le Voleur di quanto non lo fosse la Belle Époque.Presentato oggi con grande cura da Jean-Jacques Pauvert, il volume si distingue nelle librerie per una copertina straordinariamente sobria che tuttavia incarna la sfida stessa. Il contenuto è all'altezza, e supera, le promesse della confezione.

Si tratta davvero di un'opera avvincente, sufficiente a conquistare anche i lettori più restii – me compreso – al fascino dei romanzi, spesso infinitamente discutibili. (...) Dall'inizio alla fine, si viene trascinati dalla straordinaria armonia nell'articolazione di idee e fatti, che mantiene l'impressione di uno svolgimento naturale, di una necessità organica, fondendosi con il linguaggio. "Scrittura fatale", nel senso in cui la intendeva Valéry, parlando della poesia "Non c'è possibilità, ma si rafforza una straordinaria opportunità". Se si cerca il segreto di uno spirito così resiliente, non ho dubbi che lo si troverà, in Darien, in eccezionali qualità d'animo. L'aggressività verso tutti i gruppi umani costituiti (sia a sostegno della borghesia che contro di essa), per la quale la società, durante la sua vita, gli fece inevitabilmente pagare caro, corrisponde qui alle ferite di questo cuore, troppo grandi e pulsanti troppo forte per non sbattere contro le mura della gabbia in ogni direzione. Che egli potesse affermare che " gli occhi di uno scrittore, per essere chiari, devono essere asciutti " non può essere usato per descrivere la durezza, se non nella volontà di agire. Solo coloro che, come Swift o Darien, furono immediatamente scossi dall'indignazione possono rivendicare questa chiarezza di visione che rasenta la chiaroveggenza. Al loro livello, tutta la morale a buon mercato che continua a circolare non offre, come ci si potrebbe aspettare, alcuna resistenza. In un romanzo successivo a Il ladro, ci dice Auriant, che Darien aveva in programma di scrivere, il cannoniere detenuto, fuggito ancora una volta da Cayenne, avrebbe dovuto assicurarsi l'aiuto di "un uomo colto e audace, che fosse abbastanza ben educato da comportarsi come un selvaggio e che fosse stato sufficientemente soffocato dagli scrupoli da osare agire come un uomo onesto".

Tale ambiguità, che governa l'opera di Darien e si estende a tutta la sua attività sociale (dalla fondazione de L'Ennemi du Peuple a quella della Ligue pour l'impôt uniquenel 1911), permette a un umorismo di tensione di filtrare e di manifestarsi prontamente, tanto più intenso in quanto i suoi bagliori risaltano su uno sfondo più oscuro. Già nel 1890, ne Les Pharisiens, Darien si descriveva mirabilmente nelle vesti di Vendredeuil: «Era una specie di barbaro… massacrato in massa… come se fosse contento… non gliene importava nulla». Tutta la vita di Darien contraddice quest'ultima affermazione (...) La sua opera si pone agli antipodi della letteratura, nel senso che i poeti potrebbero aborrirla. È il più vigoroso assalto che io conosca contro l'ipocrisia, l'impostura, la stoltezza e la codardia. Darien, un ribelle come pochi – che Albert Camus cercò invano di sottomettere – rimane ancora oggi la più alta incarnazione dell'Unico immaginato da Stirner: colui che, dal primo all'ultimo giorno, aspirò a essere " l'uomo libero su una terra libera". André Breton. Parigi. 7 maggio 1951.

André Breton (edizione pubblicata sotto la direzione di Étienne-Alain Hubert con la collaborazione di Philippe Bernier e Marie-Claire Dumas), “Darién il maledetto”,  Cavalier Perspective, Opere complete, Volume IV, Scritti sull'arte e altri testi, Bibliothèque de la Pléiade, Parigi, Gallimard, 2008, pp. 923-925, voce pp. 1411-1412

 

 

 

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