André Breton critica la mostra sul cubismo.

Manoscritto autografo firmato – M. DORIVAL NOUS LA BAILLE BELLE!

Breton critica aspramente la mostra cubista al Museum of Modern Art. Questo testo è apparso sulla rivista Medium, Surrealist Information, nel febbraio del 1953.

"Non dovrebbe sorprendere che consideriamo scandaloso il modo in cui la mostra 'Cubismo' viene presentata al Museum of Modern Art."

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André Breton (1896.1966).

Manoscritto autografo firmato – M. DORIVAL NOUS LA BAILLE BELLE!

Una grande pagina in formato quarto sul retro di una di stella sigillata

Senza data (febbraio 1953)

"Non dovrebbe sorprendere che consideriamo scandaloso il modo in cui la mostra 'Cubismo' viene presentata al Museum of Modern Art."

Breton critica aspramente la mostra cubista al Museum of Modern Art. Questo testo è apparso sulla rivista Medium, Surrealist Information, nel febbraio del 1953.

« Noi surrealisti non abbiamo mai considerato le speculazioni teoriche che diedero origine al Cubismo come qualcosa di più che documentaristico. Ci teniamo a non dimenticare che con il Cubismo l'attenzione dell'artista rimase interamente focalizzata sul esterno : non sfuggì in alcun modo alla percezione, anzi, vi si immerse. Se per lo spettatore il nuovo modo di rappresentare generava un certo ermetismo (da cui, inizialmente, la nostra attrazione per il mistero), il gusto che la generazione successiva alla nostra poteva nutrire per esso è progressivamente diminuito, trasformandosi oggi in un completo distacco.»

Alla via della sottomissione dell'artista all'oggetto esterno – della conseguente obnubilazione – via che, frantumando ogni aspetto apparente di questo oggetto, conduce al cubismo, sappiamo di contrapporre, ritenendola REALE, quella che, partendo da Uccello, Bosch, Grünewald, senza tralasciare Vinci, Dürer e Baldung, passa nel XVIII secolo attraverso Fussli, Goya, Blake per estendersi, nel XIX secolo, a Gustave Moreau, Henri Rousseau, Redon, Filiger, Gauguin, Seurat, Munch, Kubin e culminare nel XX secolo attraverso Chirico e Duchamp.

Detto questo, il Cubismo, incarnato di fatto da due personalità di spicco, Picasso e Braque, e sostenuto da Apollinaire, conteneva il potenziale per una trascendenza (lirica) delle sue intenzioni iniziali. Questa trascendenza si è manifestata molto presto nell'opera dei tre fratelli Duchamp: Villon, Picabia, Mondrian e persino Delaunay.

In queste circostanze, non sorprende che consideriamo scandalosa la presentazione della mostra "Cubismo" al Museum of Modern Art. Considerando il rilievo dato (a parte Picasso e Braque) ad artisti autentici come Gris, Laurens, Metzinger e Marcoussis, questa mostra, per l'ingiustificata importanza che attribuisce ad altri (Gleizes: 15 vasi ratatouille, Lhote: 12 pezzi simili a lardo), sfida ogni rigore e dimostra una totale mancanza di senso della qualità. Cosa potrebbe essere più aggressivamente stupido e brutto de "La sarta" (n. 44) di Léger o della coppia di natiche intitolata "Ritratto di Florent Schmidt" di Gleizes (n. 172)? Cosa potrebbe essere più inutile e ripugnante del cosiddetto "Ritratto di J. e I. Rivière" di Lhote (n. 49)? Basti dire che Marcel Duchamp (rappresentato da un totale di sole due tele) è vergognosamente relegato in un corridoio sopra un idrante antincendio – una battuta del tutto involontaria – mentre uno dei più scarsi imitatori del Cubismo, il decoratore La Fresnay (con dieci opere in mostra), riceve un'attenzione particolare (un disegno estremamente rifinito, nel più reazionario degli spiriti, sembrava meritare una teca). Questo ci dice molto sulle preferenze degli organizzatori, preferenze che alcuni critici hanno avuto l'audacia di lodare e che si oppongono a qualsiasi gerarchia accettabile, già stabilita al di fuori di questo paese. André Breton.

 

Bibliografia: André Breton (a cura di Marguerite Bonnet con la collaborazione di Philippe Bernier, Marie-Claire Dumas, Étienne-Alain Hubert e José Pierre), “'Medium, Surrealist Information' (note)”, Alentours II, Opere complete, volume III, Bibliothèque de la Pléiade, Parigi, Gallimard, 1999, pp. 1085-1087, voce pp. 1461-1462

 

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